sabato 25 aprile 2015

LA MARIJUANA AI CONFINI DELLA LEGALITA’

    

 In Olanda, nel 1975,  entrò in vigore la legge a favore delle droghe leggere e si può dire che nel mondo occidentale si fece più aspro il dibattito volto a determinare le eventuali proprietà benefiche, terapeutiche e, d’altra parte, scoprire i reali danni fisici e psicologici di una delle droghe maggiormente diffusa nel mondo: la Marijuana. Pianta a medio-basso contenuto di THC (tetraidrocannabinolo), largamente usata soprattutto tra i giovani, ma  è stata introdotta anche come ‘erba curativa’ coinvolgendo, pure per altri versi,  un vasto pubblico di estimatori di età variabile (21 - 60 anni).

     La cannabis una volta fumata, a seconda dei casi anche mangiata, provoca un rilassamento muscolare (tipo indica) oppure un’intensa attività cerebrale (cannabis sativa), accompagnata da euforia contenuta, quantificabile in ‘grasse risate’, un insaziabile appetito denominato “fame chimica”, amplificazione dei sensi, abbassamento della pressione endovenosa e intraoculare e, in primis, il più discusso tra tutti: l’effetto antidolorifico.

     Se questa particolarissima erba provoca effetti che vanno a tranquillizzare l’individuo, perché è illegale nei maggiori Stati europei e del mondo? Il dibattito è aperto, accompagnato da studi, atti a dimostrarne i reali effetti terapeutici sull’individuo con le eventuali controindicazioni e, parallelamente, programmi volti alla depenalizzazione-legalizzazione. In alcuni Stati USA, da oltre un anno la cannabis e i suoi estratti sono prodotti e venduti, specialmente per uso terapeutico, creando un business da oltre un miliardo di dollari l’anno. Di conseguenza vengono valutati anche gli aspetti economici, visto che in paesi come l’Olanda (come già detto, la prima ad esprimere tolleranza in merito) la semplice marijuana è stata capace di ripopolare le città di turisti, prettamente di adolescenti. Gli stessi adolescenti che nelle strade del nostro ‘Bel Paese’ fanno continuo uso, nella più totale illegalità, di marijuana e hashish di dubbia provenienza poiché, nella maggior parte di tali sostanze, sono aggiunti elementi chimico-tossici che ledono la salute dell’individuo.


  In ogni caso, ciò che sembra maggiormente preoccupare è il possibile dilagare del fenomeno a seguito di una sua eventuale legalizzazione che, secondo molti, porterebbe a un aumento di consumo a scopo ricreativo tra i giovani. Problema che lo Stato Spagnolo è stato capace di affrontare disciplinando, con una legge innovativa, il controllo delle  dei cosiddetti cannabis                                                        club, dove è vietato l’accesso ai minori di ventun anni.

     La ragione che spinge verso i divieti va ricercata tra  gli effetti che l’uso di queste sostanze provoca sulla salute, e non solo per le classiche conseguenze riscontrabili dopo l’assunzione, ma soprattutto per i possibili danni cerebrali, dovuti a un continuo uso di “ganja”, tra i quali perdita della memoria a breve termine e riduzione di facoltà intellettive (una diminuzione di circa l’8-9% secondo alcuni studi). Nei soggetti di età adolescenziale il discorso si fa ancora più serio poiché il loro cervello, essendo ancora in fase di sviluppo, venendo a contatto con il THC (appunto uno dei più noti principi attivi della cannabis), subisce modificazioni in maniera notevole  rendendo gli individui più predisposti a eventuali disturbi come schizofrenia e depressione. Va anche detto che, se usata come antidolorifico e a scopo ludico, la marijuana porta solamente in rari casi a dipendenza psicologica e non fisica. In commercio esistono farmaci, come il Sativex (anche in Italia), che sono a base di cannabis, usati per il trattamento di malattia quale la sclerosi multipla. C’è anche da dire che la marijuana non sembra abbia effetti cancerogeni (mentre alcuni parlano addirittura di possibili effetti riduttivi delle masse tumorali). In campo psicologico è usato come antidepressivo, stimolante dell’appetito in casi di anoressia, in pazienti sottoposti a chemioterapia e malati terminali.


     Legale o illegale? Fa bene o fa male? Certamente con il ‘marijuana tax act del 1937’ firmato dal presidente Roosvelt, la marijuana ha iniziato ad avere una lunga serie di discussioni in campo etico e scientifico.

     Infine, la cannabis è stata additata come pianta del diavolo, anche se alcuni studi dimostrano la presenza di tale pianta nella Bibbia,  ricordandoci pure che il Rastafarianesimo (religione di fondamenti cristiani) la adopera come pianta meditativa ed apportatrice di saggezza. Ma sicuramente la cannabis troverà sempre la strada in salita, nonostante che, mettendola a paragone con gli altri veri e propri “demoni” odierni: alcool e tabacco,  può essere considerata sicuramente di minore impatto. Di conseguenza, si invitano i lettori a meditare su tale argomento, magari evitando qualsiasi comportamento e idee che siano di parte, cercando di rimanere i più oggettivi possibili, ponderando tutte le eventuali opportunità, usi ed effetti, di tale pianta. Insomma, la speranza è di andare in controtendenza  in una società che tenta di essere la più libera possibile ma che spesso si perde in discorsi futili, dimenticando di salvaguardare il benessere dell’individuo.


                                           Nicola Botta
                                          Classe III A                             Liceo delle Scienze Umane
 Istituto Magistrale “Varrone” - Cassino

mercoledì 15 aprile 2015

LA RIFORMA DELLA "BUONA SCUOLA"


Il governo presieduto dal Presidente del consiglio Renzi ha deciso di presentare un DdL  (disegno di legge) al Parlamento italiano allo scopo di riformare la scuola italiana; questo DDL ha assunto il nome di “Buona Scuola” ed è stato preceduto da un lungo periodo di consultazione dei docenti e di tutti gli interessati (tramite un apposito sito su internet). 










Secondo il governo, esso potrà costituire una vera e propria innovazione in grado di incidere fortemente su molti aspetti carenti del sistema scolastico italiano.  La relatrice del decreto sarà il deputato PD Maria Coscia, mentre a presentarlo sono stati i  ministri Giannini, Padoan e Madia.



Il governo sta cercando di accelerare l’iter parlamentare  affinché questo DDL possa presto tramutarsi in legge; infatti, già il 21 aprile potranno essere votate eventuali modifiche al testo per giungere poi all’approdo finale. Ma, a prescindere da tutte le critiche e le eventuali modifiche, le novità o i punti comunque più significativi sono soprattutto i seguenti:
- la previsione di assunzione, nel prossimo anno scolastico, per un elevato numero dei cosiddetti  precari, ossia di laureati che hanno già effettuato molte supplenze, senza però mai essere stati assunti definitivamente. Alcuni a questo proposito fanno notare che assumendo i precari si darebbe luogo a percorsi preferenziali a discapito degli altri aspiranti laureati che non hanno avuto possibilità di fare supplenze.

- retribuzione differenziata per i docenti sulla base del “merito” che dovrebbe dare luogo  ad un “premio carriera” (collegato a progetti e idee per il miglioramento del sistema scolastico). Ovviamente, solo una parte dei docenti potrà aspirarvi. Anche qui è stato fatto notare che è difficile oggettivamente chi merita qualcosa in più rispetto ad altri. Per esempio un docente potrebbe presentare cento progetti ma essere poco efficace con i propri studenti; un altro, senza presentarne nemmeno uno, magari riesce a interessare e motivare profondamente i propri allievi. Il primo verrebbe premiato e il secondo no. Inoltre, le cifre di cui si parla oscillano su poche decine di euro.



- Formazione obbligatoria e corsi di aggiornamento per i professori che, inoltre, potranno attingere a un  fondo di circa 500 euro annuali  per eventuali acquisti di materiale specifico (software, libri, ecc.). Ancora una volta è stato fatto notare che anche nella situazione attuale i docenti si aggiornano, secondo i piani stabiliti dai singoli Collegi dei docenti.

- Abolizione delle 100 procedure burocratiche più gravose per la scuola. Alcuni si chiedono, perché proprio 100? Insomma, si ha il timore di una sottolineatura più propagandistica che sostanziale.
- investimenti per portare alle scuole il WI-FI ed una connessione a banda larga più efficiente e lo svolgimento di progetti digitali.

- fare ricorso all’alternanza scuola-lavoro per consentire agli studenti di affrontare in maniera più concreta lo studio. In effetti, sono già molte le scuole (come il nostro Liceo delle Scienze Umane) che utilizzano questa metodica per instaurare un approccio con il mondo del lavoro e anche per rendere lo studio più efficace.


   
- Utilizzare fondi da parte di aziende private per finanziare attività o altre esigenze della scuola. Si tratta di qualcosa che è già possibile effettuare e che, probabilmente, si vuole perfezionare o comunque incrementare.

- Agevolazioni per coloro che hanno i figli nella scuola privata; infatti,  potranno detrarre parte della spesa dalla dichiarazione dei redditi, cosa che non sarà possibile per i genitori di alunni iscritti nella scuola pubblica. Secondo molti, questa scelta avvantaggerebbe in maniera ingiusta le scuole private.

- Nuove modalità per formulare  il POF (Piano Offerta Formativa, ossia l’insieme delle attività che le scuole predispongono), attualmente deciso nel collegio dei docenti, mentre la proposta è di consentire al dirigente scolastico di deciderlo autonomamente, col solo onere di “sentire” gli organi collegiali. Le critiche evidenziano un eccesso di potere nelle mani di una singola figura, il dirigente appunto, che potrebbe prendere decisioni troppo personalistiche.


- Nel  caso di nuove assunzioni (o di trasferimenti per i docenti già in servizio), il dirigente scolastico sceglierà in maniera autonoma, con criteri da egli stesso scelti, il docente iscritto all’albo a cui affidare la cattedra. E’ uno dei punti più contestati da chi critica questo Ddl. Infatti, secondo costoro, si arriverebbe a un vero e proprio arbitrio per cui non esisterebbero più regole certe per le assunzioni. Inoltre, vi violerebbero anche le norme costituzionali che prevedono l’assunzione nello stato solo tramite concorso e non per chiamata diretta.

Insomma, il comune denominatore dei diversi provvedimenti sembra configurare un dirigente scolastico con caratteristiche sempre più da  manager, con poteri molto estesi. L’obiettivo è quello di aumentare l’efficienza di tutto il sistema scolastico puntando sul rafforzamento del potere dirigenziale. Il timore è che questo potere possa essere eccessivo, soprattutto in una istituzione che “produce” cultura, per la quale è fondamentale il consenso e la condivisone più che il “comando” e la “costrizione”. 


                                                Fabio De Luca
                                               Classe III ASU                                                  
          Liceo delle Scienze Umane
          Istituto Magistrale “Varrone” di Cassino


giovedì 19 marzo 2015

IL POTERE DELLA PAROLA


“Ascolta, Paula, ti voglio raccontare una storia, così quando ti sveglierai non ti sentirai tanto sperduta. Non so come raggiungerti, ti chiamo, ma non mi senti, perciò ti scrivo”
Queste sono le parole della scrittrice Isabel Allende nel romanzo Paula, dedicato alla figlia colpita da una grave malattia che la porterà alla morte. “La morte vaga per i corridoi e il mio compito è di distrarla perché non trovi la tua porta”. Il mezzo al quale la scrittrice si affida è la parola, fonte di sfogo e di dolore.



“ La parola è un gran signore, che con piccolissimo corpo e del tutto invisibile, divinissime cose sa compiere; riesce infatti a colmare la paura, a eliminare il dolore, a suscitare la gioia e ad aumentare la pietà” ; questo è ciò che pensava Gorgia sulla parola, uno dei più grandi sofisti dell’antica Grecia, i quali fondarono le loro dottrine filosofiche sull’arte del saper parlare bene, con l’intento di convincere gli interlocutori delle loro tesi.



“I sofisti” di oggi potrebbero essere artisti e poeti che esprimono emozioni e stati d’animo affidandosi alla parola, inducendo il lettore a riflettere e a ricorrere costantemente all’intelletto.

E’ possibile esprimere ciò che si pensa attraverso l’uso della parola: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E’ l’articolo 21 della Costituzione Italiana.
Purtroppo oggi la mancanza del diritto di parola è ciò che ha portato l’uomo a schierarsi contro popoli e culture differenti compiendo violenze inaudite. Ne è testimonianza il recente attentato compiuto a Parigi ad opera di due terroristi islamici contro la rivista settimanale satirica “ Charlie Hebdo”, rivendicando il loro Dio che era stato oggetto di satire da parte del giornale, impedendo in questo modo estremo la libertà di parola.




La parola può essere portatrice di importati cambiamenti. Gandhi, ad esempio, con la parola portò il grande messaggio della non violenza organizzando delle campagne in cui si discuteva di questi problemi. Sembra banale l’idea di avere la parola, ma non ci accorgiamo di quanto essa possa essere importante, tanto da essere considerata un “dono di Dio”  perché ha in sé un grande valore, permettendo agli uomini di rendersi liberi dai pregiudizi e da violenze di ogni genere.
Talvolta oggi la parola non ha lo stesso valore del passato: molte immagini particolarmente significative ed eloquenti sono in grado di trasmettere molto più di ciò che si può esprimere con una sola parola.
Ma è solo grazie ad essa se oggi conosciamo la nostra storia, il nostro passato ed è proprio grazie ad essa se riusciremo a scrivere il nostro futuro.

                     Nittolo Ilaria IVASU - Martino Desideria IVAL -Tersigni Ilaria IVASU 
                                           Liceo delle Scienze Umane - Liceo Linguistico

                                           Istituto Magistrale “Varrone” di Cassino    


Da sinistra: Martino Desideria, Nittolo Ilaria, Tersigni Ilaria


L'ESEMPIO DI SOCRATE

Socrate nacque ad Atene, nel 469 a.C., dallo scultore Sofronisco e dalla levatrice Fenarete. Fu educato alla maniera dei giovani benestanti. Egli fu un cittadino esemplare e ad Atene si distinse per il rispetto delle leggi e per la sua attività di educatore dei giovani. Fu un uomo serio ed equilibrato ma nel 403, caduti i Trenta tiranni e ritornati al potere i democratici, Socrate venne condannato a morte con la duplice accusa di misconoscere gli dei tradizionali della città, introducendo divinità nuove, e di corrompere i giovani.




Era la tarda primavera del 399 a.C. Per capire il processo a Socrate, intentato da un governo democratico, bisogna interrogarsi sul “personaggio Socrate”, sul suo carattere e sulle sue qualità morali. Egli non scrisse nulla, preferendo il contatto immediato con le persone, in particolare i giovani. Sulla sua figura abbiamo molte testimonianze indirette, tra cui quella di Platone, che fu suo discepolo. Nei suoi scritti, leggiamo che fisicamente Socrate non era un bell'uomo, ma aveva un animo eccezionalmente bello e nobile, coraggioso e forte.



 Ma perché, considerato l'esempio più limpido e coerente di uomo giusto, fu processato da un tribunale popolare di Atene e condannato a morte nel 399 a.C.?
Molti studiosi hanno analizzato la questione e sono giunti alla conclusione che, finito il governo illuminato di Pericle (V secolo), la città di Atene dovette subire la dittatura dei Trenta tiranni e, alla loro caduta, il ritorno di un governo democratico molto debole e precario. Egli fu condannato, dunque, in una fase di crisi della politica e della democrazia, in cui il potere avvertiva come una grave minaccia le istanze critiche di un personaggio popolare come lui. Questo filosofo così semplice e sorprendente veniva visto come elemento destabilizzante per i nuovi equilibri politici.
 Socrate, dopo essere stato condannato a morte, affrontò serenamente un mese di carcere e il giorno dell' esecuzione preferì lasciarsi morire con una coppa di veleno. Può essere considerato l'uomo più giusto e sapiente di tutti i tempi non solo per il suo rispetto delle leggi, alle volte ingiuste, ma perché, a differenza degli altri uomini, egli era consapevole di non sapere. Socrate si sentiva dunque investito di una missione divina: scuotere gli uomini dal loro torpore spirituale, costringerli a dubitare delle loro certezze.


Egli metteva in crisi i suoi interlocutori, insinuando in loro il dubbio. Il suo intento era quello di dimostrare che coloro che si reputavano sapienti non lo erano affatto, in quanto non conoscevano in profondità  quello di cui parlavano. A tal proposito egli adottava un metodo che si componeva di due momenti fondamentali: uno critico e negativo, l'ironia, che consisteva nel demolire le tesi dell'avversario, mettendole in ridicolo dopo aver finto di accettarle come giuste; l'altro costruttivo e positivo, la maieutica o "arte della levatrice", con la quale Socrate intendeva risvegliare nell'interlocutore il gusto della ricerca della verità attraverso un dialogo fatto di domande e risposte.

 Convinzione di Socrate, inoltre, era che le singole virtù, o competenze, non bastavano per realizzare una vita davvero soddisfacente e che era necessario raggiungere una visione unitaria della virtù, che veniva ad identificarsi con la filosofia stessa, ossia con quello che si può definire un vero e proprio stile di vita, votato alla ricerca. Da sottolineare, infine, la concezione socratica dell'anima. Per Socrate corrispondeva con la dimensione più profonda dell'uomo, ciò che metteva in guardia quest'ultimo da quello che doveva evitare. La cura dell'anima, attraverso la continua ricerca, era quindi fondamentale per il semplice motivo che l'anima era ciò che, secondo Socrate, qualificava l'uomo come tale.


                                                                                                 Martina Bellini
                                                                                                 Classe III ASU
                                 Liceo delle Scienze Umane - Istituto Magistrale di Cassino

Martina con la classe III Asu

martedì 27 gennaio 2015

Fuga nel mondo della lettura


Immaginate di entrare in una libreria, quella che di solito frequentate e di provare a resistere alla tentazione di iniziare a sfogliare i libri. Più facile a dirsi che a farsi.
Con le loro copertine intriganti e decorate ed il loro profumo intenso di carta stampata sono più invitanti delle sirene di Ulisse, sottrarvisi è impossibile. Basta aprirne uno, sfogliare le prime pagine, leggere qualche riga per incamminarsi in un sano circolo vizioso dal quale non si vuole più uscire: un libro tirerà l’altro.




Che la lettura fosse importante lo si sapeva da secoli, già ai tempi di Cicerone, che nel suo “Pro Archia poeta” affermava che “non esiste occupazione dell’animo più nobile […] è di stimolo ai giovani, costituisce un godimento per i vecchi, [i libri] rendono più belli i momenti felici, offrono rifugio e conforto in quelli dolorosi”. Così la lettura è compagna ideale per trascorrere il viaggio esistenziale, sino a Machiavelli che si rifugiava nella sua stanza assieme ai classici e quasi si trasferiva in loro, “entro nelle antique corti degli antiqui huomini,dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio, et che io nacqui per lui” e né la morte,né la povertà né qualche altro affanno lo disturbava.
Eppure recenti studi hanno dimostrato che in Italia si legge pochissimo. Complici i ritmi frenetici, la totale assenza di voglia ed il poco tempo a disposizione. Come trovarlo, allora?
La risposta la dà D.Pennac in “Come un romanzo” affermando che “il tempo per leggere come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere […]. La questione non è sapere se ho o non ho il tempo per leggere (tempo che nessuno,d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.” Perché leggere è, prima di tutto, un piacere che concediamo a noi stessi, un cibo delizioso per l’anima e la mente. Occorre tempo per leggere, questo sì, fosse solo per trovare il luogo adatto e la posizione giusta; ognuno ha le proprie preferenze: alcuni leggono con la musica a tutto volume nelle orecchie, altri al contrario, non riescono ad “immergersi” nella storia se non sono circondati dal più assoluto silenzio. C’è chi resta immobile in una posizione per ore ed ore e chi la cambia in continuazione per trovare quella ideale che non stanca.


A grande sorpresa, però, tra il restante gruppo dei “paladini della lettura”, italiani che si dilettano nel leggere, troviamo molti giovani. E chi se lo sarebbe mai aspettato di vedere un adolescente abbandonare Twitter e  WhatsApp per dedicarsi interamente a un bel libro od un fumetto sorseggiando del tè caldo? Complici i libri di “nuova generazione”, come le saghe fantasy (Harry Potter, Shadowhunters… ) che hanno iniziato milioni di ragazzi al “culto della lettura”. Anche la scuola svolge un ruolo importante per “arruolare” nuovi seguaci, spesso introducendo nelle letture estive i libri che vedono come protagonisti proprio dei teenagers coinvolti in problemi tipici dell’adolescenza; nelle scuole tedesche, per esempio, è stato introdotto “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” per informare i giovani sugli incubi del mondo delle droghe. Ai meno “fortunati” toccano classici della letteratura italiana (e non solo), spesso non graditi dagli studenti come i loro preziosi amici cartacei d’avventure immaginarie, ma comunque importanti per la propria formazione culturale.
Però a volte è proprio la scuola ad iniettare un’idea negativa dei libri e della lettura, trasformando il piacere in un dovere tutt’altro che appassionante.
E ai coetanei che “accusano” i giovani lettori di non sapersi divertire, che li invitano a non perdere tempo con “roba antica”, si può rispondere sapientemente: «chi legge tutto il tempo non è che non abbia una vita, ha solo scelto di viverne molte. »
Esiste poi l’attuale questione del libro cartaceo contro quello digitale; quest’ultimo c’è chi lo preferisce per la praticità e chi lo condanna, colpevole di togliere la magia ed il gusto di sfogliarlo ed annusarlo. Qualunque sia la conclusione, l’importante è che ci si goda la lettura nel migliore dei modi.


I libri sono amici preziosi, portali incantati che ci portano a scoprire nuovi mondi nei quali scappare quando la realtà si fa troppo triste o pressante; ogni opera letta lascia segni su di noi, buoni o cattivi, visibili o impercettibili che siano; ci aiutano a conoscerci meglio ed a comprenderci, mettendoci davanti situazioni che chiedono: “e se fossi stato tu, al posto del personaggio, cosa avresti fatto?”
La passione per  loro non la si può inculcare né insegnare, deve venire da dentro affinché sia spontanea e bisognerebbe indirizzare i bambini su questa via sin da piccoli, portandoli magari nella biblioteca di quartiere per mostrare loro quanto possa essere meravigliosa la presenza imponente di tanti libri tutti insieme. E non stupirsi se, ammaliati da tanta bellezza, insistano per volerci restare per sempre. 




                            Bianca Fagioli
Istituto Magistrale “”Varrone”
Liceo Linguistico
Classe IV A


martedì 14 maggio 2013

LA GIORNATA DELL’ARTE: un evento eccezionale!




Wow, che assemblea di Istituto fantastica, sabato 11 maggio 2013, all’Istituto Marco Terenzio Varrone di Cassino! Chi parla è un’alunna che frequenta il primo anno del Liceo delle Scienze Umane. Devo dire che, sin dal mio arrivo in questo Istituto, sono rimasta molto colpita dallo svolgimento delle assemblee mensili: sempre così partecipate e interessanti! Ma quella di sabato è stata eccezionale!



 In occasione della Giornata dell’Arte, la nostra Preside, professoressa Filomena Rossi, ci ha permesso di organizzare l’assemblea di Istituto in modo che ognuno di noi avrebbe potuto esprimersi secondo la forma artistica a sé più congeniale. Lo stupore è stato quello di scoprire che ragazzi come noi, con cui condividiamo fianco a fianco le nostre giornate scolastiche, avessero talenti nascosti di cui non avremmo immaginato l’esistenza.  C’è chi ha suonato, chi ha ballato, chi ha cantato, presentandoci uno stupendo spettacolo musicale che ci ha coinvolti ed entusiasmati per ben tre ore. 



  E’ vero che una cosa così non si sarebbe potuta improvvisare ed è particolarmente riuscita perché questi nostri compagni hanno provato tutti i pomeriggi della scorsa settimana sostenuti dai professori Marisa Broccoli, Bibiana Massaro,  Gabriella Sabatini, Maria Scappaticci e Piero Pelosi. Perciò, è anche per merito loro se la cosa si è potuta realizzare e a nome di tutti li ringrazio.



 A queste espressioni artistiche si è aggiunta la vendita dei dolci da noi realizzati a casa (ahimè scomparsi in pochissimo tempo!) e di alcuni oggetti di bigiotteria artigianali, fatti a mano da alcune ragazze bravissime, che hanno avuto molto successo tra di noi…e tra le professoresse. Il ricavato della vendita di queste cose andrà a sostenere le adozioni a distanza che il nostro Istituto tradizionalmente e puntualmente porta avanti ogni anno. Insomma, che dire? Ringrazio tutti i miei compagni che si sono impegnati in questa avventura, dandoci l’occasione di terminare l’anno in maniera festosa e gioiosa, nell’augurio che anche i risultati del nostro impegno nello studio delle materie scolastiche sia altrettanto entusiasmante. Buona fine di anno scolastico a tutti!
                                                                                        Chiara Ceccarelli
                                                                                        Classe I A
                                                                                       Liceo delle Scienze Umane

Esperienza Formativa All’Università Di Cassino Conoscenza, capacità e competenza sono gli elementi caratterizzanti di una Scuola che non informa soltanto, ma che vuole stare al passo con i tempi producendo formazione e non solo nozionismo, fornendo agli studenti strumenti e tecnologie sempre più avanzate…


Pregiudizialmente le diverse agenzie educative  sono portate a credere che i giovani oggi siano disinteressati  alle problematiche sociali che attanagliano i nostri tempi, ma lo Stage ha evidenziato che, se sono giustamente motivati, e se vengono loro forniti adeguati strumenti, essi, non solo mostrano vivo interesse per le suddette problematiche, ma addirittura riescono a individuarne le cause e a ricercarne soluzioni attraverso opinioni personalizzate.




 CASSINO SPERIMENTA: Gli studenti del IV B del Liceo Socio-Psico-Pedagogico M.T.Varrone hanno dato avvio al progetto innovativo  con il primo stage che li  ha introdotti nell'Ambito Universitario.
La Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino ha aperto le porte agli studenti con un’esperienza di attività formativa extracurricolare. Ciò per promuovere e potenziare, attraverso un confronto diretto e un’analisi mirata, l’incremento  delle loro competenze didattiche ed educative e per  programmare con maggiore consapevolezza le loro scelte future.    
“Finalmente qualcosa di nuovo ed interessante!”, questo è stato il primo commento dei ragazzi coinvolti, che per primi hanno dato il via a questa iniziativa sperimentale la quale si propone di preparare i ragazzi in modo  “praticamente  attivo” nell'Università sopracitata.
A pochi giorni dalla fine del tirocinio la loro euforia non sembra aver perso il vigore iniziale della novità; merito della piena disponibilità a collaborare dei docenti universitari dott.ssa G. De Santis, di pedagogia,  dott. F. Mesiti, di filosofia giuridica e  dott.ssa F. Ciccodicola, di antropologia che hanno saputo trasmettere, negli incontri settimanali,  entusiasmo e metodo motivante e costruttivo, incentivando gli studenti a dare vita ad una vera ed analitica “Ricerca Sociale” su tematiche d’attualità diversificate. Lo stage, iniziato il 27 Febbraio u.s. e coordinato dall’insegnante di classe, prof.ssa Anna Tomassi, ha visto i ragazzi impegnati ad applicare contenuti e tecniche che fino ad allora avevano appreso principalmente a livello teorico.
Il gruppo classe è stato suddiviso in cinque sottogruppi operativi, ciascuno dei quali  ha scelto l'argomento di fondo della loro ricerca, dando, così, libero sfogo alla loro creatività  organizzativa del lavoro.  Le problematiche affrontate e con le quali si sono cimentati, sono state: “ I Giovani e la  Politica”, “ I Giovani e le loro Scelte Future”, I Giovani, l’Orientamento futuro e la Crisi Economica”, “Antiche Credenze e Superstizioni”, “Dal Delitto d’Onore al Femminicidio”.
Muniti di buona volontà e consapevoli dell'enorme impegno che il progetto richiedeva, gli studenti dei vari gruppi hanno strutturato e somministrato questionari ed interviste con domande inerenti l'argomento della loro ricerca.
Hanno elaborato, infine, una relazione di sintesi che riporta fedelmente ogni singolo step e tutti i risultati scaturiti dai dati raccolti, organizzati in grafici, organigrammi e DVD.  
L'esperienza, fortemente educativa ed istruttiva, ha permesso di coinvolgere non solo i ragazzi che, anche se per poco tempo, hanno ricoperto il ruolo di “Sociologi alle prime armi”, ma anche gli intervistati,( la maggior parte ragazzi del Liceo), i quali hanno potuto esprimere le loro opinioni a riguardo, ascoltati su tematiche che li coinvolgono o li
coinvolgeranno in prima persona in un prossimo futuro, cosa che raramente accade. Ora ai nostri giovani “Sociologi Principianti” manca solo l'ultimo passo: parlare ad una classe di universitari, il 31 Maggio, giorno in cui verranno presentati i lavori, progettati e realizzati  accuratamente con serietà ed impegno. Ma, dopo aver dato vita ad una “Ricerca Sociale” senza alcuna esperienza precedente, quest'ultimo compito sarà in confronto una passeggiata.
Questo stage non ha solo immerso i ragazzi nella realtà universitaria, a molti totalmente sconosciuta, ma li ha, soprattutto, portati ad un arricchimento culturale, avendo stabilito un rapporto diretto con la realtà che li circonda e  fatto conoscere più approfonditamente le problematiche generali tipiche della vita di tutti i giorni.
Esperienze così innovative dovrebbero essere opportunità più diffuse e dovrebbero essere adottate dalle varie scuole, affinché i giovani possano fruire di preziose occasioni formative direttamente sul campo  e diventare così più autonomi e pronti ad affrontare con maggiore sicurezza il futuro.
Ora che lo Stage sta volgendo a termine è doveroso sottolineare la completa disponibilità  e  l’attiva partecipazione dell’intera classe coinvolta, già presentata all’inizio, ma che ancora una volta ci piace elogiare per il senso di responsabilità dimostrato: la IV B dell’Istituto M.T. Varrone che non vede l’ora di ricominciare, nel prossimo anno scolastico, una nuova collaborazione con l'Università  di Cassino.
Esperimento dunque riuscito!
                                                               Claudia Canale,  classe IV Bspp
                                                           Istituto  Magistrale
                                                      ” M.T. Varrone “ di Cassino