18 –
19 maggio 2012
La
mia meta?! L’islanda. Una terra sconosciuta a molti, ma ricca dal punto di
vista turistico. Venerdì mattina ero alquanto spaventata perché non avevo mai
preso un aereo prima d’ora. Con me c’erano Alina (la mia compagna di scuola),
la professoressa Maria Teresa Cellucci e la mia preside, professoressa Filomena
Rossi, tutte accomunate dal Comenius.
Sull’aereo
(rivelatosi del tutto “innocuo”, dopo le mie paure iniziali), abbiamo letto
alcune curiosità riguardanti l’isola. Fin dall’inizio abbiamo capito che gli
islandesi sono molto attenti e scrupolosi per tutto ciò che riguarda la natura.
La giornata di venerdì è trascorsa in giro per aeroporti: Fiumicino,
Londra-Gatwick e, infine, Rejkjavik.
Appena
atterrate sulla nostra meta finale, con tutta franchezza, devo dire che lo
spazio che ci siamo trovate di fronte appariva
inospitale: chilometri e chilometri di terra, solo terra, o per meglio
dire, una landa coperta di sassi vulcanici, muschi e licheni. Tutto ciò ci ha lasciate perplesse; ancora
non sapevamo quali spettacoli ci riservava la natura. Insieme con le altre
professoresse e i nostri coetanei olandesi, finlandesi, francesi, spagnoli,
portoghesi, irlandesi e italiani di Benevento - dopo un viaggio che già
sembrava avventuroso - ci siamo recati al centro che ci avrebbe ospitato per la
nostra prima notte. Con molta sorpresa, abbiamo avuto una casetta di legno, una
per ogni Paese: affacciandoci dalle finestre, potevamo vedere solo una distesa
erbosa fino all’orizzonte. Dello scenario, però, faceva parte anche un
fortissimo e freddissimo vento, talmente forte da piegare gli alberi che si
preparavano a fiorire. Stanchi del viaggio e affamati, siamo andati a cenare in
un’altra casetta poco distante dalla nostra, ma molto più grande.
Al
contrario di quanto ci aspettavamo, il cibo non era niente male: ci hanno
servito delle patate al forno e della saporita carne condita da una delicata
salsina di verdure. Dato che dormivamo letteralmente in piedi, siamo ritornati
nelle nostre case. Abbiamo scoperto che qui, in questo periodo, non è mai buio,
almeno non del tutto, perché la luce c’è sempre, diminuisce solamente, ma solo
per due o tre ore della notte.
La
mattina, a causa del fuso orario (due ore meno dell’Italia), ci siamo alzati
alle cinque perché per noi era come se fossero le sette, l’ora in cui
quotidianamente ci alziamo. Il tempo è trascorso lentamente, ma alla fine sono
arrivate le otto e l’ora della colazione. Una colazione molto abbondante che
andava dai croissant ai classici toast con burro e marmellata. Preparati i
panini per il pranzo e caricate le valigie sull’autobus, abbiamo dato il via la
nostro tour islandese.
Non potevamo
non visitare l’attrazione più bella dell’Islanda: le cascate di Gulfoss.
Innumerevoli litri di acqua potabile che scrosciavano e s’infrangevano sulle
rocce che il vento, inconsapevole complice, alzava e faceva ondeggiare
nell’aria in una danza di minuscole
goccioline d’acqua, tanto che sembrava
piovesse. Uno scenario da togliere il fiato!
Avrei
potuto rimanere a osservare lo spettacolo e ascoltare il fragore per ore, ma il
vento gelido e il tempo a disposizione me lo impedivano.
Un’altra
delle mete più visitate è Geysir e i suoi geyser. Delle vere e proprie
esplosioni di acqua bollente che, dalla terra, salgono al cielo con temperature
che vanno dagli 80° ai 100° e che possono raggiungere i 30 metri di altezza. I
geyser sono delle pozze sulfuree che, una volta riempite di acqua, “sputano”
appunto acqua a temperature elevate,
emettendo un tonfo fortissimo. Anch’esso uno spettacolo per i nostri
occhi.
Come
tutti ricordiamo, il 14 aprile 2010 è iniziata l’attività vulcanica della
montagna Katla seguita dall’esplosione del maggio successivo del vulcano
Eyjafiallajokull. Ciò ha comportato notevoli ripercussioni negative nei giorni
successivi per gli uomini, per gli animali e per i corsi d’acqua, alcuni
dei quali sono letteralmente scomparsi a causa della cenere. Anche i ghiacciai
hanno subito delle conseguenze disastrose perché, per il calore della lava, si
sono sciolti causando delle alluvioni. Per ripercorrere quei tragici giorni,
abbiamo visitato un museo appositamente creato e assistito alla proiezione di
un filmato che mostrava, nei minimi particolari, quello che era accaduto due
anni orsono.
Abbiamo
poi ripreso il pullman notando che l’Islanda fa letteralmente “acqua da tutte
le parti”. Infatti, nelle fessure delle montagne s’insinua l’acqua che,
fuoriuscendo, forma delle piccole, ma spettacolari cascate.
Nella
seconda metà del pomeriggio, con il traghetto, siamo arrivati all’Arcipelago
Vestmannaeyjai, sull’Isola di Heimaey. Alina ed io siamo state calorosamente
accolte da una famiglia del luogo e, dopo la sistemazione nelle nostre camere,
siamo andate a cena. Abbiamo particolarmente apprezzato il gesto di calorosa
accoglienza che ci è stato riservato: due saporitissime pizze preparate secondo
la ricetta napoletana, una tipo pizza margherita con dell’ottimo formaggio
anziché la mozzarella, salame piccante e bacon, l’altra con solo formaggio.
Anche
se il vento soffiava fortissimo, abbiamo deciso di uscire con la figlia più
piccola dei nostri ospiti (una simpatica ragazza di quindici anni) che ci ha
condotte a casa di un’amica e che,
insieme ad altre due ragazze, ci ha insegnato dei giochi con le carte.
È
così trascorsa una serata diversa dal solito!
Un
ultimo appunto è d’obbligo: gli islandesi hanno molto gusto nell’arredare le
proprie case, dal lampadario alla poltrona niente è casuale o fuori posto.
Alessia Valente
Liceo delle Scienze Umane
Reykjavik
Geysir
Gulfoss
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